Dicono di Parliamone...

La sperimentazione svolta sul progetto “Parliamone” ha reso necessaria l’elaborazione di un percorso collettivo articolato. Diversi professionisti hanno dato il loro contributo per modellare e rendere efficace questa proposta. Psicologi, educatori, ricercatori e professionisti del mondo del cinema hanno arricchito di stimoli e strumenti il percorso di lavoro. Abbiamo raccolto alcuni dei loro contributi. Insieme a loro ringraziamo gli enti e le società che ci affiancano in questo progetto.

«Siamo solo ragazzi. Ragazzi che ogni mattina, a fatica, si alzano dal letto, schiacciati dall’ansia di dimostrare qualcosa, dalle aspettative degli altri e dalla delusione di non avere fatto abbastanza il giorno prima. Cerchiamo disperatamente una via di fuga, un modo per non sentire o perlomeno sopportare i rimproveri, le urla, gli schiaffi da parte di chi è cieco davanti a un dolore che è capace solo di sminuire, di chi è indifferente a un esaurimento comune che la popolazione giovane costruisce in parte con le proprie mani dopo un’estenuante gara contro sé stessi e contro il tempo. Tocca a noi scegliere se lasciar morire quella parte fondante di noi o conservarla avidamente, proteggendola dal mondo e lasciando che influenzi il nostro agire quotidiano. Poiché sono fermamente convinta che la cultura nasca e venga custodita all’interno di quegli occhi: noi giovani dovremmo forse ritenerci più acculturati e maturi di molti adulti. Quindi lasciateci vivere, siamo solo ragazzi».

Arianna C., studentessa al Liceo classico Carducci di Milano

Jacopo Dalai

Psicologo, Presidente Cooperativa Nivalis

Parliamone è, di base, uno spazio dialogico, nel quale i partecipanti hanno la possibilità di costruire collettivamente nuova conoscenza anche attraverso l’esplorazione di sé in connessione con gli altri. Corpi, anime, idee partecipano a una forma contemporanea di ricerca-intervento, perché già questa riflessione comune è trasformativa. Il confronto franco tra generazioni diverse – adulti “maturi” e adolescenti – scardina l’idea di una gerarchia dei saperi e delle saggezze, intrecciando fasi diverse le percorso di vita restituendo responsabilità e valore ai più giovani. Infine, la narrazione di questo incontro attraverso il video diventa a sua volta strumento riflessivo nel riguardarsi, cuce una storia in un distillato prezioso e motivante, ma, sopratutto, moltiplica all’infinito i confini di quest’esperienza, aprendo una dimensione culturale e politica.

Barbara Nebuloni

Insegnante

La mia attività lavorativa mi permette di passare le mie giornate con ragazzi dai quindici ai diciannove anni e ogni giorno ho conferma della loro richiesta di confronto e di voglia di capire nel loro approccio alla vita. Il senso comune vorrebbe restituirci una generazione fiacca, senza interessi e senza voglia di approfondire, ma dalla mia osservazione diretta ricavo un’altra realtà. I giovani, oggi come ieri, devono trovare degli stimoli per potersi realizzare, per mettersi in gioco e  diventare parte attiva della società. L’esperienza di Parliamone è uno stimolo potente. Mi sono commossa a vedere e ascoltare giovani donne e giovani uomini che si sono aperti all’altro, quasi stupiti che persone di generazioni così lontane dalla loro potessero avere interesse per le loro opinioni. Questa avventura ha messo in evidenza come i giovani abbiano ancora oggi tanto da dire e siano disposti ad ascoltare, quando ci rapporta a loro con apertura, con attenzione e, soprattutto, con rispetto. Reputo questo esempio di dialogo intergenerazionale molto stimolante per far comprendere come uomini e donne di età diverse siano accomunati dalla voglia di confronto e quindi di crescita, nella speranza di costruire un futuro migliore vissuto consapevolmente.

Elena Salvi

Ricercatrice, partner di Pepe Research

‘“Un’esperienza divertente, formativa, interessante e stimolante”: l’hanno definita così i ragazzi che hanno partecipato a Parliamone. Non basta questo per decretarne il successo? Oltre a tutte le riflessioni raccolte nel video, mi hanno colpita anche le loro dichiarazioni durante le nostre interviste: lo stupore avvertito nel vedere che le loro parole destassero tanto interesse; la richiesta di interagire di più con la silent generation; gli spunti di riflessione che hanno continuato a coltivare dopo l’esperienza… Forse Parliamone non è solo bello, è necessario.

Paola Piacenza

Autrice, Reporter e Filmaker

A Piacenza, dove sono nata e cresciuta, 15 anni fa qualcuno si è fatto venire un’idea. Mettere insieme, nello stesso edificio, una casa di riposo e un asilo nido. 43 bambini da uno a quattro anni, 54 anziani della casa di riposo e 25 del centro diurno. Gli hanno attribuito una sigla, Abi (Anziani e bambini insieme), e un’etichetta, “educazione intergenerazionale”. Dal primo giorno l’iniziativa ha funzionato, diventando un punto di riferimento per altre esperienze simili (poche, ai 4 angoli del mondo): i piccoli pare imparino a non avere paura di rughe e disabilità, gli anziani si godono la ventata di gioia portata dai bambini. Il New York Times qualche anno fa ha messo gli uni e gli altri in prima pagina. Anche gli autori di Parliamone, che frequento da tempo, sempre con piacere e sempre imparando qualcosa, si sono fatti venire un’idea. Che in qualcosa assomiglia all’Abi di Piacenza, sono che in questo caso, alla “b” di bambini bisogna sostituire la “a” di adolescenti o la “r” di ragazzi. E aggiungendo un ingrediente fondamentale: la parola. Parola che è contenuta, non a caso, nel titolo di questa iniziativa, insieme alla prima persona plurale (così poco praticata di recente) e a un gioioso imperativo. Non educazione, dunque, questa volta, ma scambio. E intergenerazionale, certo, con l’idea di far dialogare, a partire da parole scelte con cura, adolescenti e protagonisti della silent generation con uno spiccato talento per la comunicazione, senza la mediazione della generazione di mezzo. Un’idea che ha prodotto un prototipo che, a giudicare dal feedback che mi hanno dato i giovani partecipanti quando li ha incontrati, ha generato ricchezza e altre idee. Un prototipo che merita di essere replicato.

Paolo Dell’Oca

Portavoce di Fondazione Arché

Ascoltare la sapienza della relazione tra anziani e giovanissimi. Cogliere riflessi di quell’antico rito delle generazioni che si parlano, ci pensano, poi si riparlano; ci ripensano. Il tutto filmato e montato e curato da chi questo incontro l’ha benvoluto. Osare costruire ponti di corda, e quindi percorrerli, in questo momento culturale è urgente, esige lentezza. Arte. Pregiudizi positivi. Traduzioni. Tradizioni orali.

Enrico Nosei

Direttore della programmazione Cineteca di Milano

Sono da sempre un convinto sostenitore che in ogni linguaggio espressivo il “come” (la forma) conti più del “cosa” (il contenuto). Secoli di pittura, solo per fare un esempio, stanno lì a dimostrarlo: grandi capolavori rappresentavano sempre le stesse cose, annunciazioni, crocifissioni, resurrezioni, ritratti, per non parlare delle nature morte e dell’arte astratta. Ciò che rendeva unico e di grande valore ognuno di quei dipinti stava tutto nel modo. Seguendo questa idea, dovrei dire che un lavoro come Parliamone non è particolarmente interessante, dato che la scrittura, in questo caso cinematografica, non è nuova né così significativa. Ma sarebbe una valutazione sbagliata, superficiale, ottusa. Perché qui ciò che si deve valutare non è se questo breve film sia bello o brutto, ma se è un film giusto e, come tutte le cose giuste, importante. E Parliamone lo è. Il suo valore prezioso sta nell’idea di far (ri)scoprire ai giovani una forma di comunicazione, il dialogo – che nella sua essenza più vera, socratica, significa capacità di riflessione, ascolto, dubbio – di cui si è smarrita la natura e l’importanza. Uno smarrimento dovuto alla pigrizia e all’opportunismo di noi adulti, creatori di un mondo in cui il brutale dominio della tecnica ha trasformato la realtà fisica in spazio virtuale, anonimo, vuoto. Credo insomma che gli argomenti sui quali i ragazzi e le ragazze convolti sono stati sollecitati a esprimersi vadano considerati solo dei pretesti. Nessuno si aspettava venissero espresse idee nuove su temi di sconfinata portata come libertà, indifferenza, sentimenti, ecc. L’obiettivo di chi ha creato questa pregevole iniziativa ritengo fosse invece quello di coinvolgere i giovani partecipanti in un sano confronto a viso aperto, seduti uno vicino all’altro, guardandosi negli occhi, sforzandosi di esprimere un pensiero fatto di convinzioni ma anche di sacrosante e preziose esitazioni, incertezze, ripensamenti. A tratti, quei giovani li ho trovato commoventi, belli sempre. E l’obiettivo perfettamente centrato. A quando una nuova avventura?

I partner del progetto

Condividiamo e realizziamo Parliamone con...

Sono diversi gli enti e le aziende con cui abbiamo condiviso la progettualità di Parliamone. A vario titolo, ognuna di queste realtà ci ha permesso di arrivare al traguardo della nostra sperimentazione, mettendo a disposizione, competenze, tempo e professionalità e aggiungendo quindi valore a questo lavoro. Ci auguriamo sia solo l’inizio di questo percorso insieme, dedicato all’ascolto dei nostri giovani, che sono molto semplicemente il nostro futuro.